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NOSTALGIA DELLA LUCE

sabato 21 maggio 2016 ore 18.15

 

 

NOSTALGIA DELLA LUCE di Patricio Guzmán (Fr/De/Ch/Es/USA 2010, 90')

 

 

Cile, deserto di Atacama. Astronomi di tutto il mondo si radunano a tremila metri di altitudine per osservare le stelle. Nel frattempo, mentre gli astronomi esaminano le galassie distanti in cerca della vita extraterrestre, ai piedi dell'osservatorio un gruppo di donne scava la terra del deserto in cerca dei loro parenti scomparsi sotto il regime di Pinochet. Nel deserto, infatti, il calore del sole mantiene intatti i resti umani: quelli delle mummie, degli esploratori, dei minatori e dei prigionieri politici della dittatura.

 

 

- FOTOGRAFIE ASTRONOMICHE: STÉPHANE GUISARD.

- PROIEZIONE SPECIALE AL 63. FESTIVAL DI CANNES (2010).

 

 

Da Cinematografo.it

 

"C'è un regista capace di collegare nei suoi film l'acqua e le stelle, l'uomo e il cosmo, un bottone di madreperla e il genocidio di un popolo, il mistero dell'esistenza umana e gli onori di un passato non ancora elaborato, le esperienze personali e la storia di una nazione, il particolare e l'universale. Suggestioni apparentemente assai distanti ma unite in realtà da legami misteriosi e segreti. Si chiama Patricio Guzmán (...) e riesce a coniugare documentario e poesia come nessun altro. (...) Il Cile e la sua storia, tra cielo e terra, corpi celesti e corpi umani fatti della stessa sostanza delle stelle, è al centro di 'Nostalgia della luce', girato in un luogo in cui il passato è più accessibile che altrove. Il documentario ci offre una profonda riflessione sulla memoria, una struggente indagine su una umanità che affonda le proprie radici non nelle viscere della terra, ma nel cielo, oltre la luce. (...) Le immagini dell'immensa bellezza e del mistero del cosmo si uniscono alle dolorose, ancora oggi scioccanti testimonianze dell'insensatezza umana, capace di violenze inaudite. Eppure è proprio l'osservazione delle stelle, così facile attraverso l'aria trasparente e sottile del Cile, a offrire un'altra dimensione al dolore e all'assenza, a svelare un disegno più grande del quale tutti noi siamo parte inconsapevole. Accostati all'immensità dell'universo i problemi dei cileni sarebbero niente, ma messi su un tavolo come biglie, sono paragonabili a una galassia". (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 26 aprile 2016)

 

"Una coppia anziana. Ripresa di spalle, come molti altri 'protagonisti' dell'opera, camera fissa dietro la panchina su cui sono seduti. E Patricio Guzman li elegge a metafora del suo Cile. Lui è Miguel 'l'architetto della memoria' l'uomo che è riuscito, nel suo esilio danese, a ricostruire nei suoi disegni una planimetria quasi perfetta del campo di concentramento più grande dell'era Pinochet, quello delle ex miniere del deserto di Atacama, quello in cui era stato imprigionato. Lei, sua moglie, con l'Alzheimer. Lui ricorda tutto, è un simbolo e un baluardo di un passato che tutti vogliono ignorare, dimenticare, aggirare. Lei della memoria è stata privata con la violenza che solo la malattia sa usare sugli uomini. Come il Cile: come dice Lautaro, l'archeologo, il suo paese studia il lontano passato, nelle stelle e nella terra brulla di Atacama, ma rifiuta quello recente, i 18 anni di dittatura e il XIX secolo tutto. Gli indiani spariti come il salnitro, desaparecidos ante litteram, filo rosso politico, antropologico, economico, umano, persino minerale che lega il Cile che cerca di riscoprirsi. (...) Guzman parla con astronomi che guardano in alto, con archeologi che cercano in quella terra dura e crepata testimonianze del passato". (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 14 maggio 2010)

 

"Ancora oggi in Cile, nello sperduto deserto di Atacama, ci sono delle donne che raschiano la terra con le pale in cerca dei loro familiari. Sono madri, mogli, sorelle delle migliaia di desaparecidos trucidati dal regime di Pinochet. Sono figure tragiche di una tragica pagina della nostra storia recente. Quasi delle Antigoni al contrario, impegnate nella riesumazione di brandelli di corpi, nel tentativo di ridar loro dignità e memoria cancellate dalla dittatura militare. A raccontarci di loro è lo straordinario 'Nostalgia de la luz', il nuovo film di uno dei grandi nomi internazionali del cinema del reale: il cileno Patricio Guzman, sbarcato ieri a Cannes, fuori concorso, per presentare questo nuovo tassello del suo complesso lavoro sulla storia del Cile, avviato alla fine dei Sessanta seguendo il 'sogno' di Salvador Allende. La sua 'ossessione' per la memoria stavolta prende forma attraverso un percorso inedito ed affascinante, dal respiro filosofico che mette insieme la ricerca degli astronomi con quello degli archeologi". (Gabriella Gallozzi, 'L'unità', 14 maggio 2010)