Home   Cinema    Film    IL PREZZO DELLA GLORIA

Cinema

Film

IL PREZZO DELLA GLORIA

da giovedì 5 novembre

 

 

IL PREZZO DELLA GLORIA di Xavier Beauvois (Francia, Belgio, Svizzera 2014, 115')

 

 

Dal regista di Uomini di Dio, una commedia umana che palpita di una visione incantata del mondo.

 

Eddy e Osman sono amici e poveri in canna nella Svizzera di fine anni Settanta. Legati per la vita da un debito d'amore, condividono un cortile e l'affanno del futuro. Eddy, uscito da poche ore di prigione, e Osman, separato da troppo tempo dalla moglie, ricoverata in ospedale, progettano allora il colpo della vita. L'affaire con cui risolversi e risolvere la loro sventura. Morto Charlie Chaplin e seppellito a pochi chilometri dalla loro città, pensano di trafugarne la salma e di chiedere il riscatto alla facoltosa famiglia inglese. Perseguito il progetto con qualche difficoltà e molti ripensamenti, Eddy e Osman cederanno alla febbre dell'oro, infilando un'avventura rocambolesca che non mancherà di sorprenderli come una gag del celebre defunto.

 

Quando si guarda un film di Xavier Beauvois a colpire occhi e cuore è un mistero propriamente cinematografico. Prima del soggetto trattato a incuriosire è il metodo, l'equilibrio, la fattura, il silenzio e l'economia narrativa, che donano spazio senza distrazione ai suoi attori, esplicitazioni esemplari del suo cinema. Sette i personaggi di Uomini di Dio, due i protagonisti di La rançon de la gloire, che contrappuntano con primi piani 'sonanti' la musica trionfante di Michel Legrand e confermano il lavoro virtuoso di Beauvois sui corpi. Partendo ancora una volta da un fatto di cronaca, il disseppellimento della salma di Charlie Chaplin, avvenuta nel 1977 e all'indomani della sua morte, il regista francese rivela una naturalezza intima nella direzione degli attori, impiegando i lampi muscolari di Benoît Poelvoorde e l'underplay di Roschdy Zem dentro una commedia umana, che palpita di una visione incantata del mondo. Visione favorita dalla presenza in assenza di Charlie Chaplin, che emerge dai filmati di repertorio di una vecchia televisione ma specialmente dietro la lotta per la sopravvivenza dei due protagonisti, che interpretano in modo personale lo spirito eternamente giovane e irresponsabile del suo vagabondo.

 

La rançon de la gloire campiona brani di memoria chapliniana che diventano veri e propri mattoni sui cui Beauvois edifica il suo film. Il tema celebre di Luci della ribalta, il circo, la figlia ballerina, gli spaghetti, l'arresto coi due gendarmi, servono a congegnare meglio l'idea di due "clown che volevano recitare Amleto", declamato dentro una aula di tribunale e nell'epilogo del film.

 

Contrariamente alla tendenza di affidare a Chaplin un'immagine consolante che muove al sorriso, Beauvois indaga e dissotterra letteralmente la malinconia profonda della sua maschera tragicomica, spartendola tra Poelvoorde e Zem e 'seminandola' in campi altri e fertili. Alla maniera di Luci della ribalta, La rançon de la gloire produce numerose antitesi (l'esperienza e l'innocenza, l'illusione e la disperazione, la maniera di dare e quella di ricevere) e trova nel motivo musicale, ribadito tenacemente, la sua unità poetica. La messa in scena rivela poi la stessa semplicità della storia e dei personaggi, che nelle loro attività veicolari imboccano strade obbligate dalla miseria, sempre suggerita come i loro pensieri e mai forzatamente confessata. A essere diretta è l'esposizione limpida dei sentimenti, articolati intorno a un 'furto' e alla capacità di riconquistare la propria immagine davanti allo specchio. Quello in cui si affaccia il clown di Poelvoorde, finalmente consapevole del suo volto e della sua condizione. È solo da lì che può partire la riconquista della libertà. D'immagine e d'individuo.

 

(Marzia Gandolfi, Mymovies)