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VIVA LA SPOSA

mercoledì 21 ottobre 2015 ore 21.00

 

VIVA LA SPOSA di Ascanio Celestini (Italia 2015, 85')

ANTEPRIMA alla presenza del regista ASCANIO CELESTINI

 

mercoledì 20 gennaio 2016 ore 19.00

REPLICA in occasione dello spettacolo di Ascanio Celestini a Firenze

 

 

Un film dedicato al Quadraro, il quartiere più duro di Roma.

 

Nicola passa il tempo bevendo e fingendo che stia smettendo di bere. Questa è la storia sua e di tanti altri personaggi che incontra per un destino o per caso come in un road movie. È la storia di Sabatino, che truffa le assicurazioni provocando incidenti. È la storia di Anna la prostituta e di suo figlio Salvatore. È la storia dell’Abruzzese che fa il carrozziere, ma anche il parcheggiatore notturno. Ma è anche la storia di Sasà, di Marino, di una bambina ucraina e di un tassista. E in mezzo a tutte queste storie c’è quella dell’americana che gira l’Italia vestita da sposa. Un’Italia senza speranze, ma non disperata.

 

"Presentato alle Giornate degli Autori e al SalinaDocFest, il film di Celestini è abitato dall’autore e val la pena di vederlo soprattutto per la sua costante presenza in scena. Fino dal prologo, dove parla con Pinocchio prima di presentare la sua umanità di poveri burattini. Più che all’epica delle borgate di Pasolini, fa pensare ai “bassifondi??? di Gorkij e al film che ne ricavò Kurosawa. Co-prodotto dai fratelli Dardenne, fotografato da par suo da Luca Bigazzi, Viva la sposa soffre di un certo squilibrio drammaturgico. Dopo l’affettuoso squallore dei primi due terzi vira, nell’ultimo, in tragedia mandandoti via con l’amaro in bocca" (Roberto Nepoti, in La Repubblica).

 

"Se conoscete il teatro di Celestini, sapete a cosa andate incontro. Ma qui, soprattutto rispetto a La pecora nera, c’è una distribuzione più forte dei personaggi, e una ricostruzione più ricca del quartiere. Grazie anche a attori come Sasà Striano, una delle facce più belle e vere che si siano viste nel nuovo cinema italiano, che vive con piccole truffe e magari sogna in grande, o alla stessa Alba, che porta alla sua Sofia una sofferenza palpabile, o a Barbara Valmorin, che fa la mamma del protagonista" (Marco Giusti, in Dagospia).