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AMARCORD

da lunedì 21 settembre

 

AMARCORD di Federico Fellini (Italia / Francia 1973, 123' + 8' extra)

 

VERSIONE RESTAURATA

presentata in anteprima al Festival di Venezia e realizzata in digitale 4K dalla Cineteca di Bologna

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un montaggio di materiali inediti realizzato da Giuseppe Tornatore a partire da provini, tagli e doppi sul set

 

 

Regia: Federico Fellini

Soggetto e sceneggiatura: Federico Fellini, Tonino Guerra

Fotografia: Giuseppe Rotunno

Montaggio: Ruggero Mastroianni

Scene e costumi: Danilo Donati

Musiche: Nino Rota

Interpreti: Bruno Zanin (Titta), Pupella Maggio (Miranda, madre di Titta), Armando Brancia (Aurelio, padre di Titta), Stefano Proietti (Oliva, fratello di Titta), Giuseppe Lanigro (nonno di Titta), Nandino Orfei (il Pataca, zio di Titta), Ciccio Ingrassia (Teo, lo zio matto), Carla Mora (Gina, la cameriera), Magali Noël (la Gradisca), Luigi Rossi (l’avvocato), Maria Antonella Beluzzi (la tabaccaia), Josiane Tanzilli (la Volpina), Domenico Pertica (il cieco di Cantarel), Antonino Faà di Bruno (il Conte di Lovignano), Carmela Eusepi (figlia il Conte di Lovignano), Gennaro Ombra (Biscein), Gianfilippo Carcano (Don Balosa), Francesco Maselli (Bongioanni, il professore di scienze), Dina Adorni (signorina De Leonardis, la professoressa di matematica), Francesco Vona (Candela), Bruno Lenzi (Gigliozzi), Lino Patruno (Bobo), Armando Villella (Fighetta, il professore di greco), Francesco Magno (il preside Zeus), Gianfranco Marrocco (il ragazzo Conte Portavo), Fausto Signoretti (il vetturino Madonna), Donatella Gambini (Aldina Cordini), Fides Stagni (la professoressa di belle arti), Fredo Pistoni (Colonia), Marcello Di Falco (il Principe), Bruno Scagnetti (Ovo), Alvaro Vitali (Naso), Ferdinando De Felice (Cicco)

 

 

1975: Oscar per Amarcord, l’ultimo per un film di Federico Fellini (dopo quelli per La Strada, Le notti di Cabiria e 8 e ½), a cui si andrà ad aggiungere quello alla carriera. A quarant’anni da quell’Oscar, rinasce il capolavoro di Fellini, nella bellezza originaria delle scene e dei costumi di Danilo Donati, con la luce e i colori di Giuseppe Rotunno, numi tutelari di un’epoca d’oro del cinema italiano che assieme a quelli degli inseparabili Tonino Guerra e Nino Rota hanno fatto di Amarcord un film capace di conquistare un posto del tutto speciale nell’immaginario di intere generazioni, in ogni parte del mondo.

 

Amarcord è una paroletta bizzarra, un carillon, una capriola fonetica, un suono cabalistico, la marca di un aperitivo... Una parola che nella sua stravaganza potesse diventare la sintesi, il punto di riferimento, quasi il riverbero sonoro di un sentimento, di uno stato d’animo, di un atteggiamento, di un modo di sentire e di pensare duplice, controverso, contraddittorio, la convivenza di due opposti, la fusione di due estremi come distacco e nostalgia, giudizio e complessità, rifiuto e adesione, tenerezza e ironia, fastidio e strazio. Se si uniscono amare, core, ricordare e amaro, si arriva a Amarcord???, diceva Federico Fellini.

 

Esattamente vent’anni dopo avere raccontato la storia di una fuga dalla provincia nei Vitelloni, l’autore ritorna in quel piccolo mondo, ricostruendo gli ambienti della sua adolescenza a Cinecittà e a Ostia. Ma, significativamente, evita di inserire nella folla dei personaggi un “doppio??? di se stesso (a differenza di Roma, dove si mostra bambino, giovane e senza la mediazione di un attore). Infatti la famiglia che vediamo rievocata nel film è quella dell’amico d’infanzia Titta Benzi e intorno a lui pullula un’umanità descritta con tinte sanguigne e linee grottesche (soprattutto i rappresentanti delle istituzioni, il clero e i gerarchi fascisti), con tenera sensualità (Gradisca) e un’ironia al tempo stesso affettuosa e graffiante. La vitalità delle figure che popolano il film (compresa l’emarginata ninfomane Volpina) cela una sotterranea, profonda malinconia (l’amaro sopra citato). Il piccolo borgo romagnolo degli anni Trenta rievocato nel film, riassume una delle più penetranti immagini dell’Italia.

 

Il restauro di Amarcord è stato realizzato al laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna a partire dal negativo camera, scansionato sotto liquido alla risoluzione 4K. Nel negativo originale alcune inquadrature erano state sostituite nel tempo con un internegativo di seconda generazione. Per queste inquadrature in alcuni casi è stato ritrovato, e quindi reintegrato nella versione restaurata, il negativo originale che era stato sostituito a causa di gravi rotture. Dove non è stato possibile reintegrare il negativo originale, le parti di internegativo di seconda generazione sono state scansionate e restaurate a partire da un interpositivo e da un reversal internegativo, entrambi di prima generazione. Il suono è stato restaurato a partire dal mix magnetico italiano e dal negativo suono dialoghi, musica ed effetti. Il pool dei restauratori si è potuto avvalere della preziosissima collaborazione di uno dei più grandi direttori della fotografia della storia del cinema, oltre che di Amarcord, Giuseppe Rotunno, il quale ha verificato in prima persona la qualità dei test sottoposti di volta in volta alla sua attenzione.